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FIGHT FLIGHT FREEZING ZONE
Implicazioni psicofisiche nell’aggressione e allenamento nella difesa personale


INTRODUZIONE

Il presente lavoro costituisce una sintesi che coniuga conoscenze tecniche, psicologiche e quarant’anni di ininterrotta  attività nelle Arti marziali e nel settore della difesa personale  come atleta, formatore nazionale e tecnico specializzato presso la Scuola dello Sport del CONI, iscritto all’albo nazionale  dell’Ente di Promozione Sportiva di appartenenza.
Quanto di seguito proposto trae origine da una grande  personale passione e propensione per lo sport, da sempre  volta anche a comprendere le dinamiche biologiche, fisiche  e psicologiche che portano l’essere umano ad assumere comportamenti lesivi per se stesso, per l’ambiente e per coloro  con i quali, direttamente o indirettamente, si relaziona.
La complessità insita nella semplicità delle cose costituisce da sempre uno degli argomenti più dibattuti ed analizzati  dall’uomo. Gli appassionati di fisica potrebbero paragonare  tale complessità all’entropia, quelli più “spirituali” potrebbero  definirla come il frutto del peccato originale, altri potrebbero  sbizzarrirsi in analisi multifattoriali individuandone le caratteristiche esogene ed endogene.
Se ci fosse un’area cerebrale  assimilabile all’Ufficio complicazioni affari semplici, questa  certamente occuperebbe buona parte del cervello umano.
È pur vero che, per percorrere una strada, è necessario camminare ponendo un passo dietro l’altro alternando continuamente posizioni di squilibrio e di equilibrio precario, correggendo continuamente il proprio assetto.
Gli errori, le cadute, gli imprevisti, integrati da un’adeguata automotivazione a reagire, possono rappresentare un’occasione di crescita che consente di rialzarsi più forti e determinati scoprendo, spesso con piacevole sorpresa, capacità e doti  personali ritenute inesistenti.
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